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Pensioni: Piccinini, necessaria flessibilità e modifica dei coefficienti |
Ripristinare la flessibilità dell’età pensionabile, modificare i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione e la loro applicazione “pro-quota” a partire dal prossimo anno e non - come previsto dalla legge - retroattivamente su tutti i contributi, garantire un tasso di sostituzione delle future pensioni non inferiore al 60% dell’ultima retribuzione, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale.
Sono queste alcune delle proposte presentate oggi dalla CGIL nel corso del convegno ‘Il futuro delle pensioni: più equità, più solidarietà, più sostenibilità sociale’. Una giornata di confronto sul tema che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’esponente del Pdl, Giuliano Cazzola, e del vice segretario del Pd, Enrico Letta, e dove la segretaria confederale della CGIL, Morena Piccinini, ha sottolineato la necessita di “dare piena attuazione al protocollo sul welfare del 23 luglio 2007, votato da più di 5 milioni di lavoratori”.
Secondo una elaborazione della CGIL circa gli effetti del sistema contributivo, la confederazione stima che “l’applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo si perderà, dal 1 gennaio del prossimo anno, circa il 3% della pensione rispetto a chi va in pensione oggi con il sistema misto, cioè contributivo e retributivo”, ha denunciato nel corso dell’iniziativa la segretaria confederale della CGIL, Morena Piccinini, nel sostenere, inoltre, che “la perdita secca sarà ancora più consistente rispetto a coloro che vanno in pensione con il sistema retributivo”.
La stima della dirigente sindacale emerge, infatti, dall’analisi presentata oggi secondo la quale chi va in pensione il prossimo anno a 60 anni d’età e 29 di contributi con il sistema misto perderà il 7,28% rispetto a chi ci andrà con il sistema retributivo, a fronte del 4,6% di perdita per chi va in pensione oggi con il sistema misto e i coefficienti attuali.
Da sottolineare il caso - secondo la stima della CGIL - di una lavoratrice nata il 20 giugno del 1949 con 30 anni di contribuzione: l’importo di pensione liquidata con decorrenza 1 dicembre 2009 con il sistema retributivo è pari al 1.877 euro, con il sistema misto è pari a 1.818, con il sistema contributivo è ari a 1.522. La stessa pensione liquidata con decorrenza dal primo gennaio 2010, quindi con i nuovi coefficienti, con il sistema retributivo è pari a 1.877 mentre con quello misto è pari a 1.763 e con il sistema contributivo è pari a 1.416. Ciò significa che con l’applicazione dei nuovi coefficienti la lavoratrice perde 55 euro al mese di pensione pari a 715 euro l’anno nel sistema misto e ne perde 106 euro, ovvero 1.378 l’anno, nel sistema contributivo. Alla luce di questa disparità, Piccinini chiede “l’istituzione assolutamente indispensabile della commissione per la verifica dei parametri del contributivo mentre il governo si prepara ad una applicazione automatica”. La segretaria confederale rilancia perciò la necessità di un confronto con il governo “per valutare le ripercussioni di questo cambiamento e per evitare che le pensioni si impoveriscano ancora. I soldi ci sono -conclude Piccinini - e i bilanci degli enti previdenziali sono in attivo”.
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